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Altro giro, altro annuncio: anche oggi il ministro Urso si spertica in mirabolanti annunci su Transizione 5.0, per la quale sarebbero pronti 13 miliardi. Soldi che peraltro, in larga parte, erano già previsti per la vecchia Transizione 4.0 dal Pnrr.
Il bello è che la stessa cosa l’ha ripetuta anche a gennaio, a dicembre in piena sessione di bilancio e andando a ritroso in tutti i mesi precedenti. Un brutto caso di annuncite cronica. Il governo oggi scopre che il più grande aiuto che si può dare a un’impresa è quello di investire su sé stessa: ben svegliati.
Le parole di Urso di oggi, sono peraltro un secco “ripensamento” rispetto al dicembre 2022 e al no di Meloni alla nostra richiesta di rifinanziare Transizione 4.0. Essendo quella una misura dei governi Conte non poteva essere rilanciata dalle destre: ne serviva una uguale cambiando un numeretto – da 4.0 a 5.0 – facendo perdere un anno abbondante al mondo dell’industria, ammesso che quanto promesso da Urso venga concretizzato davvero.
Intanto il prode ministro dell’Industria ha collezionato un altro sconcertante flop: il tanto strombazzato liceo del Made in Italy ad oggi vanterebbe 350 iscritti in tutto il paese.
Dopo i dati disastrosi sulla produzione industriale, i risultati raggelanti del carrello tricolore sul fronte inflazione e i fallimenti in serie su automotive, caro-voli ed ex Ilva, ci chiediamo cos’altro debba combinare Urso per far capire alla Meloni che non è adatto per ricoprire quel ruolo.