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INDUSTRIA GIU’ E FLOP CARTELLI BENZINA, DOVE PASSA URSO NON CRESCE PIU’ L’ERBA
Ieri ennesima giornataccia per il ministro Urso, il cui operato è ormai ascrivibile al campo delle calamità naturali.
Ieri mattina l’istat ha certificato su settembre un crollo della produzione industriale su base annua del 2%, a dimostrazione di quanto le politiche economiche asfittiche dell’esecutivo Meloni stiano zavorrando in maniera pesante il nostro tessuto produttivo. E questo rischia di essere solo l’inizio, visto che il Parlamento si accinge ad approvare una manovra irricevibile, con zero spinta alla crescita economica e un sinistro vuoto cosmico in tema di investimenti.
In aggiunta, per il ministro è arrivata anche la mazzata della pronuncia del Tar del Lazio sugli inutili quanto farseschi cartelli dei prezzi medi della benzina, che proprio Urso ha reso obbligatori per i distributori. Secondo il Tribunale amministrativo, quei cartelli sono illegittimi. Il M5s avvertì sin da subito il ministro in primavera sulla loro inefficacia. Infatti i prezzi di benzina e diesel sono rimasti attorno ai due euro per mesi, calando lievemente solo nelle ultime settimane e non certo per merito della cartellonistica “ursiana”.
Per evitarci tutto questo teatrino, sarebbe bastato lo scorso dicembre rinnovare gli sconti sulle accise, e magari saremmo riusciti anche a tenere maggiormente a bada i prezzi smodati di centinaia di prodotti e non solo dei carburanti.
Purtroppo però al governo piace avvitarsi in un mix di improvvisazione e testardaggine.
E i risultati sono questi.
Industria in picchiata, Ilva, Tim, caro-voli, caos taxi, disastri sul fronte benzina: dove passa Urso non cresce più l’erba. Se ci aggiungiamo le baggianate sui menù a prezzi ridotti nei ristoranti per le famiglie numerose, la farsa è completa.
Emma Pavanelli, capogruppo M5s in commissione Attività Produttive.