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L’Italia è arrivata all’undicesimo mese consecutivo di calo della produzione industriale su base tendenziale a dicembre 2023. Il dato diffuso dall’Istat, -2,1% rispetto allo stesso mese del 2022, è l’ennesima certificazione del tragico operato del governo Meloni e del ministro Urso in tema di politiche industriali.
E’ difficile ormai tenere il conto dei fallimenti messi in fila da questo governo. A partire da Transizione 4.0, non rifinanziata nella manovra approvata nel dicembre 2022 e poi finita in una girandola di promesse e chiacchiere senza nessun atto concreto.
C’è poi il disastro sull’automotive, con l’ostinato contrasto di Urso al regolamento Ue che prevede lo stop alle auto diesel e benzina nel 2035, che di fatto ha finito per bloccare la riconversione dell’intera filiera. Meloni vaneggia di un milione di auto prodotte in Italia, ma il suo ministro non riesce nemmeno a istituire un tavolo con l’unico produttore di auto in Italia, vale a dire Stellantis, che si sta spostando verso altri lidi.
E come non ricordare l’epic fail di Urso sulla siderurgia: il ministro si è fatto portare a spasso da ArcelorMittal, e ora sull’ex Ilva propone una ricetta stantia e inefficace, cioè il commissariamento. E’ chiaro che pure sull’acciaio il governo non sa che pesci pigliare. Ci sono infine i mancati aiuti alle imprese energivore, che incidono in modo devastante su questi dati nefasti.
Arrivati a questo punto, Meloni deve chiedersi se è Urso la figura adatta per tenere le briglie delle attività produttive nel nostro paese. Questi 18 mesi ci dimostrano il contrario.