In Umbria aborto con Ru486 non garantito. La mia interrogazione al ministro della salute

In Umbria aborto con Ru486 non garantito. La mia interrogazione al ministro della Salute

In Umbria la situazione aborto non ha fatto nessun progresso nell’ultimo decennio. Il campanello d’allarme è rappresentato anche dai fatti accaduti quando la presidente Donatella Tesei, dopo aver reintrodotto il ricovero ospedaliero di tre giorni per somministrare la pillola Ru 486, dopo lunghi mesi ha fatto un passo indietro solo dopo l’aggiornamento delle linee guida nazionali pubblicato dal Ministero della Salute.

Ma c’è un problema che è ancora più grave: la pillola abortiva Ru486 in Umbria viene somministrata solo nei piccoli ospedali della regione mentre, in quelli principali di Perugia e Terni, l’interruzione volontaria di gravidanza si esegue solo chirurgicamente, una volta a settimana. Per la donna questo significa un intervento più doloroso, sia fisicamente che psicologicamente. Questo costringe molte donne che vogliono esercitare il proprio diritto all’interruzione di gravidanza a spostarsi in altre regioni vicine cosa che, a causa della pandemia, non è stato spesso facile o possibile.

Negli ospedali d’insegnamento umbri ai neo medici, visto il ristretto numero di strutture sanitarie che offrono la pillola abortiva, non viene neanche insegnato come si svolge e si controlla l’ivg farmacologica. Ecco perché insieme ad altri colleghi in Senato ho depositato una interrogazione al Ministero della salute di vigilare sulla situazione.