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La settimana scorsa, abbiamo assistito a un film già visto: sul dl Ilva ogni nostro emendamento è stato mestamente bocciato, nonostante tutte le proposte fossero ispirate al più sano buon senso.
Purtroppo siamo alle prese con un “decretino” slim che a Taranto non risolve nulla, a partire dai problemi dell’indotto, visto che non viene contemplata la cessione “pro-soluto” dei crediti maturati dalle imprese. Ribadiamo un concetto: l’amministrazione straordinaria è un grave errore, peraltro già commesso da Renzi, che ora Meloni, Urso e Fitto vanno a replicare. Senza contare che questo commissariamento ha forti problemi di legittimità giuridica.
Di decarbonizzazione dell’acciaieria non si parla più, e di piano industriale non se ne vede neanche l’ombra. In ambito industriale va sottolineato come l’operato di questo governo si faccia ogni giorno più catastrofico: i dati sulla produzione industriale, in picchiata da ormai undici mesi, non mentono.
Preoccupano inoltre in queste ore le indiscrezioni sul piano Transizione 5.0 che Urso starebbe mettendo in piedi, assai peggiorativo rispetto al piano Transizione 4.0 – smantellato con incredibile nonchalance proprio dal ministro – in termini di fruibilità dei crediti d’imposta. Non parliamo poi del settore automotive, dove Urso non ne sta azzeccando una nemmeno per sbaglio.
Il dl Ilva, dunque, altro non è che la cartina di tornasole di un governo che in tema di imprese procede senza visione e in maniera improvvisata, e la stitica crescita economica del nostro paese è la diretta conseguenza di questo modo di lavorare.