Aborto, in Umbria a rischio i diritti delle donne

Aborto, in Umbria a rischio i diritti delle donne

Quanto accaduto nell’ultimo anno in #Umbria ci mostra quanto per una donna sia difficile scegliere di abortire.
Dopo l’uscita della giunta Tesei, che durante la campagna elettorale ha firmato un “Manifesto valoriale” di alcune associazioni antiabortiste per sostenere la “famiglia naturale” e la “vita dal concepimento fino alla morte naturale” e l’aver provato ad abrogare l’assunzione della Ru486 in day hospital, fortunatamente facendo poi un passo indietro, continua la lotta contro la libera scelta delle donne.
Arriva dalla Lega di Pillon il progetto di legge regionale per modificare il “Testo unico in materia di sanità e servizi sociali” che introduce una serie di iniziative promosse dal “Manifesto” stesso. Per favorire la natalità e lottare contro «l’inverno demografico», i cosiddetti movimenti per la vita possano entrare nei consultori pubblici.
L’ennesimo tentativo per indebolire ulteriormente i già precari consultori favorendo invece l’iniziativa privata e spingendo sul concetto di ‘contraccezione naturale’. Una vera e propria battaglia contro l’aborto che si sta diffondendo dal Veneto, Umbria, Marche e Abruzzo dove abortire diventa sempre più difficile.
Sono madre di tre figlie e vedo le nuove generazioni molto più liberali ed inclusive rispetto ad alcuni politici che vogliono imporre il proprio credo.
A rendere ancora più impervio il percorso, il numero dei medici obiettori di coscienza (tra ginecologi e anestetisti) che rende inapplicabile la legge 194 in diverse regioni. In Umbria il 66% dei medici sono obiettori di coscienza. Piuttosto che intervenire su questo punto, eliminando gli ostacoli all’esercizio di un diritto sacrosanto, la giunta di centrodestra ha preferito metterne degli altri, rendendo ancora più difficile per le donne locali di decidere liberamente per il proprio corpo.
La legge 194, faticosamente raggiunta oltre 40 anni fa, non si tocca. Nell’ultimo decennio il numero di aborti è quasi dimezzato: non c’è quindi nessuna emergenza che giustifichi le difficoltà di accesso ad un servizio che è garantito dallo stato.